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Perché l’ansia non va eliminata

Pensiamo che sia qualcosa di negativo, da cui fuggire e contro cui lottare e invece è un errore concettuale pensare di eliminare l’ansia dalla nostra vita.

Una componente fondamentale della nostra vita

Credo che ormai l’ansia sia una delle patologie psicologiche più diffuse, grazie anche ai media e ai social che hanno contribuito alla diffusione di questo termine. “Ansia” è una parola ormai entrata a far parte del vocabolario un po’ di tutti. Ogni tanto anche mia figlia, di tredici anni, mi dice che “Ha l’ansia” per un’interrogazione, oppure mi risponde “Che ansia!” quando le chiedo se ha finito i compiti.

E’ possibile eliminare l’ansia?

Una delle richieste più frequenti che ricevo in ambito clinico è quella da parte di persone che soffrono d’ansia e vorrebbero eliminarla. Niente di più sbagliato! L’ansia non va eliminata dalla nostra vita, in realtà è impossibile farlo. Poiché causa disagio e malessere l’associamo a qualcosa di negativo, ma si tratta di una componente fondamentale per il nostro equilibrio.

L’asticella che ci indica come stiamo

Gli stati ansiosi, che tanto rifiutiamo, servono proprio a dirci come stiamo. Tanto più sono  frequenti, invasivi e intolleranti, tanto più dovremmo interrogarci su cosa ci stiano comunicando, da quale minaccia ci stanno mettendo in guardia?

L’ansia infatti è un meccanismo di risposta complesso che si attiva ogni volta che percepiamo la possibilità di un pericolo o una minaccia.  Questo ci fa capire quanto sia essenziale per la nostra sopravvivenza. Forse vi starete chiedendo:”Ma di quali caspita di pericoli stai parlano, mica viviamo nella jungla”.

Quali “pericoli” ci segnala l’ansia?

Questo perché provare una moderata dose di ansia è sano, il nostro corpo ci sta mandando dei segnali sempre più forti invece per farci capire che qualcosa non va, che qualcosa nella nostra vita è diventato intollerabile, ingestibile. Ecco allora il significato del termine “pericolo”:  una situazione, accadimento, ricordo è per noi troppo gravoso. E per dirlo il corpo  ci manda dei segnali:

p palpitazioni,

a aumento della sudorazione,

t tremori fini o a grandi scosse,

d dispnea o sensazione di soffocamento,

d dolore o fastidio al petto,

n nausea o disturbi addominali,

s sensazione di “testa leggera” 

 

Ma allora devo vivere in perenne stato di ansia?

Qui si apre il nocciolo della questione. Sono due gli elementi importanti da valutare:

  • Quanto disagio ci causa l’ansia che proviamo
  • Quali sono i motivi che ci scatenano l’ansia

Di solito questa analisi viene portata avanti all’interno di un contesto terapeutico, ma è sicuramente una buona base per una riflessione personale.

Se avvertiamo che l’ansai è diventata una fonte di forte disagio tale per cui non riusciamo più a gestirla e influenza negativamente la nostra quotidianità è chiaro che è necessario intraprendere delle azioni per ridurla.

Altro fronte su cui muoversi è quello dell’indagare i motivi che scatenano questa ansia. Questo è sicuramente il primo passo verso la gestione dell’ansia. Se, per esempio stabilisco quali sono le situazioni per me “critiche”  adotterò strategie per affrontare queste criticità, lavorando su quegli aspetti che mi danno più incertezza e fomentano la mia ansia (ad esempio se per me è motivo di ansia parlare in pubblico potrò esercitami a farlo davanti allo specchio, registrando la mia voce e ascoltandomi).  

 

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